Io sono un clown e faccio collezione di attimi.
(Heinrich Böll)
Ho letto questa frase e sono rimasta folgorata.
Mi ricordo, in gioventù, di aver letto il suo libro “opinioni di un clown” e di portare la sua dolce malinconia, senza un velo di autocommiserazione, ancora nel cuore.
Sono state le parole “collezione di attimi” a colpirmi come una freccia che senza esitazione centra il bersaglio.
La parola “attimi”, sprigiona l’immagine dell’importanza del momento, singolo ed irripetibile. Non si sente il tempo che passa ma il tempo che resta. Un attimo solo, unico, diverso da un altro, che vale la pena essere vissuto esattamente per quello che è: un istante.
La “collezione” di attimi, perché la voglia di vita è una linea ininterrotta di piccole passioni. Un attimo solo fine a se stesso, non può sopravvivere.
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lunedì 23 giugno 2008
martedì 20 maggio 2008
E poi ci si svuota ...
E poi ci si svuota. Hai buttato tutto fuori, lacrime e sangue. Non resta più nulla se non un involucro floscio che attende di essere colmato di nuovo.
Ma è l’attesa che ti strazia più della mancanza, l’essere “in sospeso”.
Hai deciso, hai mosso un piede in avanti e ora è lì che aspetta che l’altro lo raggiunga. È inevitabile che sia così, è conseguente che sia così, è coerente che sia così. Non puoi tornare indietro, quello spazio che hai appena lasciato non è più tuo.
Ma non sai, ma non puoi sapere, ma forse non vuoi sapere. E già cominci ad apprezzare il vuoto, come un’abitudine pigra. Il vuoto che accoglie.
Ma è l’attesa che ti strazia più della mancanza, l’essere “in sospeso”.
Hai deciso, hai mosso un piede in avanti e ora è lì che aspetta che l’altro lo raggiunga. È inevitabile che sia così, è conseguente che sia così, è coerente che sia così. Non puoi tornare indietro, quello spazio che hai appena lasciato non è più tuo.
Ma non sai, ma non puoi sapere, ma forse non vuoi sapere. E già cominci ad apprezzare il vuoto, come un’abitudine pigra. Il vuoto che accoglie.
venerdì 9 maggio 2008
Money makes the world go 'round
Il marito dice alla moglie: “io pago, io decido”
L’imprenditore dice al dipendente “io ti pago, io decido”
La nazione forte dice alla nazione debole: “io sono ricca, io decido”
Quanto può valere la mia indipendenza intellettuale se è ridotta al silenzio dalla dipendenza economica?
L’imprenditore dice al dipendente “io ti pago, io decido”
La nazione forte dice alla nazione debole: “io sono ricca, io decido”
Quanto può valere la mia indipendenza intellettuale se è ridotta al silenzio dalla dipendenza economica?
domenica 4 maggio 2008
Ad ogni domanda la giusta risposta
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"Mamma, ma nel mondo chi decide?"
"Eh, ogni individuo è libero di decidere per sé ...."
E mentre rispondevo ho involontariamente pensato: "anche, no", ma ho preferito sostare sui quei puntini di sospensione con la speranza di aver soddisfatto così l'avida curiosità di un bimbo di 5 anni, senza averne però compromesso l'innocente purezza.
"Mamma, ma nel mondo chi decide?"
"Eh, ogni individuo è libero di decidere per sé ...."
E mentre rispondevo ho involontariamente pensato: "anche, no", ma ho preferito sostare sui quei puntini di sospensione con la speranza di aver soddisfatto così l'avida curiosità di un bimbo di 5 anni, senza averne però compromesso l'innocente purezza.
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