Passo molto del mio tempo in bicicletta. Con gli anni è diventata quasi parte delle mie gambe. Amo i momenti in cui, nel “silenzio” della mia musica, mi ritrovo a pedalare immersa nei miei pensieri. Dopo la doccia è il posto dove la mia mente spazia di più!
Provo un estraniamento fisico da ciò che mi circonda che ha un effetto benefico sulla mia fantasia. Io e la mia bici, e l’aria in viso. Penso. Mi faccio domande e mi do risposte. Osservo la città, le singole persone nelle loro singole vite, chi va e chi viene.
Oggi mi è caduto lo sguardo sulle mie mani. In realtà le vedo tutti i giorni, ma oggi le ho guardate in modo diverso. C’è qualcosa che mi piace delle mie mani. Non che siano delle mani particolarmente belle, ma è da lì che sgorga la mia creatività, come un’onda, e io ne tengo conto. Le conosco da quando sono nata, ma oggi, oggi c’era qualcosa che ha attirato la mia attenzione: la texture venosa del dorso, mentre impugnavo il manubrio, è apparsa tutta ad un tratto sotto i miei occhi in tutta la sua prepotenza, quei rami bluastri emergono dalla pelle chiara come a ricordarmi l’età. Non mi ero ancora resa conto di quanto sporgessero.
E io che penso molto per immagini, sono stata portata indietro di parecchi anni. Fino alla mia scrivania di ragazza adolescente. Una rivista di moda aperta, fogli e matite sparsi. Un disegno appena abbozzato sul foglio di fronte a me. Una foto in bianco e nero risalta nella memoria offuscata. Un mezzo busto di Jessica Lange di profilo. In primo piano le sue mani venose all’altezza del viso.
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giovedì 29 maggio 2008
martedì 27 maggio 2008
Immagine
È un po’ che ho un’immagine in testa, quando penso di sedermi a scrivere qualcosa, cerco le parole per descriverla. In realtà è una cosa già vista, anche se poi nell’immaginazione prende una sua forma personale. Anzi, sto cercando proprio ora di concentrarmi sulle due immagini: la mia mentale e il ricordo di quella già vista cercando di sovrapporle. Non distinguo chiaramente, però, quale sia l’una e quale sia l’altra. E sinceramente non sono neanche sicura di ricordare bene.
Forse è la sensazione che l’immagine stessa mi lascia una volta che si allontana da me. Una discesa circolare dall’alto, un grande spazio, il colore bianco. Ah adesso, scrivendo mi si è sovrapposta un’altra immagine scaturita dalle parole appena scritte, che segue alla lettera la descrizione, ma non mi lascia la stessa sensazione. Il Guggenheim di New York, ecco no, non è quella la mia prima immagine. Quella originale ha i bordi sfuocati di un’immagine antica, nonostante fosse a colori.
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