Quando una situazione non va più, si “può” cambiare.
Può: voce del verbo potere. Essere in grado di fare qualcosa, avendone la capacità, la forza, sinonimo di riuscire.
Non: “dovere”, che sottintende un obbligo, che spaventa per il suo rigore. “Potere”, con la morbidezza della possibilità, con la positività della scelta.
Una frase pronunciata in mezzo a tante altre parole che stava per prendere il volo, quando improvvisamente mi sono accorta che mi era entrata in testa come una cantilena, come un ritornello impossibile da scacciare.
Perché negare ancora di avere la capacità di cambiare? Perché sottostimarle così, le mie capacità? Perché rimanere ancora imprigionata in una “casistica”?
In tre semplici lettere la chiave di volta su cui si regge la mia salvezza.
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domenica 21 dicembre 2008
venerdì 19 dicembre 2008
caleidoscopio
Sono a pezzi dentro, se mi scuotessi un po’, potrei sentire perfino il suono dei frammenti.
Forse è stato il sasso che ho ingerito, troppo grosso e troppo pesante. La mia anima di vetro non ha resistito all’urto e si è infranta, in silenzio, senza troppo rumore è andata in mille pezzi.
L’involucro resiste, ma se mi guardassi dentro con quel briciolo di attenzione in più, tra i riflessi colorati delle schegge di vetro, forse vedrei ancora delle caleidoscopiche ali di farfalla.
Forse è stato il sasso che ho ingerito, troppo grosso e troppo pesante. La mia anima di vetro non ha resistito all’urto e si è infranta, in silenzio, senza troppo rumore è andata in mille pezzi.
L’involucro resiste, ma se mi guardassi dentro con quel briciolo di attenzione in più, tra i riflessi colorati delle schegge di vetro, forse vedrei ancora delle caleidoscopiche ali di farfalla.
giovedì 2 ottobre 2008
Senso di colpa vendesi
I "lasciati" del mondo intero piangono e si attirano addosso tutta la comprensione del mondo!
E chi invece si trascina da mesi dentro quel senso di colpa di non amare più la persona a cui si è promesso amore eterno? La paura di farla soffrire? Gli scrupoli di agire in maniera scorretta?
Ecco, tutto ciò per poi sentirsi dire che comunque sei un essere malefico! Che me ne faccio del mio senso di colpa adesso?
E chi invece si trascina da mesi dentro quel senso di colpa di non amare più la persona a cui si è promesso amore eterno? La paura di farla soffrire? Gli scrupoli di agire in maniera scorretta?
Ecco, tutto ciò per poi sentirsi dire che comunque sei un essere malefico! Che me ne faccio del mio senso di colpa adesso?
Fermate il mondo ...
Mah sarà vedere il matrimonio che va a puttane, o vivere con un uomo che ti detesta, oppure sapere che sei diventata la ragione di tutti i mali del mondo che mi fa venire voglia di restare a letto la mattina? O forse sapere che lì, fuori da queste mura, c’è un mondo; un mondo che agli arresti domiciliari si può solo annusare. Magari la consapevolezza di non avere mai un attimo di tregua, di non poter dire “basta”!
Sarà non potersi mai lasciar andare perché hai degli occhi innocenti che cercano in te la sicurezza, quella che ogni giorno tu devi fingere di avere. Quando invece il tuo unico desiderio è quello di abbandonarti a terra, stretta a quella sensazione da: “fermate il mondo, voglio scendere!” Un desiderio di vivere la vita in terza persona per una volta, invece che sempre in prima; poter scegliere come per la narrazione di un romanzo.
Sarà non potersi mai lasciar andare perché hai degli occhi innocenti che cercano in te la sicurezza, quella che ogni giorno tu devi fingere di avere. Quando invece il tuo unico desiderio è quello di abbandonarti a terra, stretta a quella sensazione da: “fermate il mondo, voglio scendere!” Un desiderio di vivere la vita in terza persona per una volta, invece che sempre in prima; poter scegliere come per la narrazione di un romanzo.
martedì 8 luglio 2008
Anima Chiara
E quando l’anima chiara si confonde,
il tormento si fa strada nell’immenso.
Non riconosci più il bianco dal nero.
Il quotidiano si altera sotto i tuoi occhi,
assumendo forme sempre più estranee.
Un cumulo di sensazioni senza senso,
con un frastuono gelido ti assorda,
avvelenando la verde immobilità estiva.
La collera incalza, la senti imminente,
ma è troppo tardi per poterla fermare.
il tormento si fa strada nell’immenso.
Non riconosci più il bianco dal nero.
Il quotidiano si altera sotto i tuoi occhi,
assumendo forme sempre più estranee.
Un cumulo di sensazioni senza senso,
con un frastuono gelido ti assorda,
avvelenando la verde immobilità estiva.
La collera incalza, la senti imminente,
ma è troppo tardi per poterla fermare.
giovedì 24 aprile 2008
essere o non essere
L’uomo con cui tu hai condiviso 20 anni di vita è lì in piedi di fronte a te. State ancora litigando, uno di quei litigi stupidi e inutili che avresti potuto benissimo evitare, ma che ormai tu vivi come se ti stessi lavando i denti, riempiendoti la bocca di schiuma per poi sputare. Sai che la cosa migliore è mantenere la calma, ma non sei sicura di averne ancora la voglia. Ad un certo punto senti la solita agitazione che comincia a montare, e tu non riesci a trattenerla, riempie la pancia ed infine esce dalla bocca: “insomma, potresti evitare di giudicare ogni cosa che faccio”.
Silenzio.
L’uomo si volta, ti guarda, come se ti avesse visto per la prima volta, e ti risponde:
“E tu (pausa) … tu (pausa) … tu evita di esistere!”
In quel preciso istante, di colpo, non senti più nulla, l’uomo grida ancora qualcosa, vedi le labbra muoversi e le braccia agitarsi. Escluso l’audio odi solo un lieve ronzio, come in un film muto. Tutto intorno gira a rallentatore.
Ed è allora che capisci che non c’è più ritorno. Lì in quel luogo e in quel tempo si è spezzato qualcosa.
“E tu … tu … tu evita di esistere!” Ti ripeti nella testa pesando parole e pause. Sì, le pause, in tutta la loro composta importanza. Prendere fiato prima dell’enunciazione; dietro a quel respiro può esserci un solo pensiero, una pausa è incertezza, due pause decisione.
Poi ti soffermi sulla parola “Esistere”. È lì che sta la profondità della sua psicologia, nella parola “esistere”: vivere, essere in vita, essere in realtà, esserci. Il desiderio inconscio di cancellarti, la volontà di rinnegare la tua presenza. Non esserci, la totale negazione, il nulla, la tua esistenza contro la sua.
Alla fine è solo una questione di sopravvivenza. E purtroppo io esisto!
Silenzio.
L’uomo si volta, ti guarda, come se ti avesse visto per la prima volta, e ti risponde:
“E tu (pausa) … tu (pausa) … tu evita di esistere!”
In quel preciso istante, di colpo, non senti più nulla, l’uomo grida ancora qualcosa, vedi le labbra muoversi e le braccia agitarsi. Escluso l’audio odi solo un lieve ronzio, come in un film muto. Tutto intorno gira a rallentatore.
Ed è allora che capisci che non c’è più ritorno. Lì in quel luogo e in quel tempo si è spezzato qualcosa.
“E tu … tu … tu evita di esistere!” Ti ripeti nella testa pesando parole e pause. Sì, le pause, in tutta la loro composta importanza. Prendere fiato prima dell’enunciazione; dietro a quel respiro può esserci un solo pensiero, una pausa è incertezza, due pause decisione.
Poi ti soffermi sulla parola “Esistere”. È lì che sta la profondità della sua psicologia, nella parola “esistere”: vivere, essere in vita, essere in realtà, esserci. Il desiderio inconscio di cancellarti, la volontà di rinnegare la tua presenza. Non esserci, la totale negazione, il nulla, la tua esistenza contro la sua.
Alla fine è solo una questione di sopravvivenza. E purtroppo io esisto!
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